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lunedì 14 ottobre 2013

Atropa Belladonna

Questa pianta è tra le più importanti e affascinanti che la storia abbia mai avuto!


Una parte del nome della pianta deriva da Linneo:
Atropa è una delle tre Parche di cui narra Omero
(le tre fanciulle che,secondo la mitologia greca, tessevano i fili dei destini degli uomini) 
e, precisamente, di quella che recideva il filo della vita.


L'altra parte del nome belladonna deriva da un curioso costume praticato dalle donne antiche
che mettevano la linfa della pianta negli occhi per dilatare le pupille, creando una specie di sguardo
cristallino e lucido, considerato sensuale e femminile.


L'atropina interferisce nella trasmissione degli impulsi nervosi, provocando una diminuzione della
secrezione salivare, gastrica e sudorale, dilatazione dei bronchi, sensazione di ubriachezza, stati di
allucinazione, coma e, in elevate quantità, può uccidere.
L'atropina è comunemente usata per preanestesia negli interventi chirurgici, ed in oculistica per
dilatare la pupilla ed immobilizzare l'occhio. Ha il vantaggio di poter essere dosata con certezza e
anche iniettata. Poiché rilassa la muscolatura liscia ed inibisce le secrezioni gastriche, l'atropina è un
utile strumento nella cura delle ulcere e, per il suo potere di intervenire nella trasmissione degli impulsi
nervosi, può funzionare da antidoto nei casi di intossicazione da funghi, morfina o gas nervino
(anche se il dosaggio eccessivo presenta gravi rischi).
Un secondo alcaloide contenuto nella belladonna, la scopolamina, viene usato come sedativo,
antispasmodico e dà buoni risultati nella cura dell'asma bronchiale.

Grazie alle proprietà degli alcaloidi (atropina, scopolamina e iosciamina), presenti in significative quantità veniva utilizzata anche da le donne che la storia chiamerà streghe. Ciò potrebbe essere confermato anche dal termine stesso belladonna cioè belle femme in francese ce era considerato un sinonimo appunto di strega....
Come voi tutti sapete alle streghe veniva associata la particolare capacità di volare.
Ma tale capacità non è legata a nessuna testimonianza diretta di tale evento da parte di testimoni, bensì invece alle stesse deposizioni delle "accusate".
Tra gli studiosi è diffusa l'opinione che probabilmente le donne impiegassero su sé stesse i preparati e gli unguenti a base di belladonna, e che i loro voli fossero allucinazioni provocate dalle erbe.
Lo studioso M. Murray ha elaborato una spiegazione ancora più precisa del fenomeno, che riportiamo:
"secondo la tradizione, l'aconito e la belladonna sono gli ingredienti principali degli "unguenti per volare"". L'aconito rende irregolare il ritmo cardiaco e la belladonna provoca il delirio:
"il battito cardiaco irregolare in una persona che si addormenta produce la ben nota sensazione di cadere bruscamente nello spazio, per cui ci sembra senz'altro possibile che la combinazione di una sostanza che provoca il delirio come la belladonna con una droga che rende irregolare il ritmo cardiaco come l'aconito possa dare la sensazione di volare"
(da M. Murray, Il Dio delle streghe, Ed. Ubaldini).


Coltivazione:E' una pianta perenne che si riproduce per seme.

Epoca di raccolta:Subito dopo la fioritura, periodo in cui è massima la concentrazione delle droghe.


E dopo avervi parlato di Atropa e Parche Parche...potevo non mostrarvi una piccolissima parte dell'opera teatrale che più in assoluto ha influenzato la mia vita e la mie capacità mnemoniche...dato che già da piccolissima età ne conosco tutto il contenuto a memoria?
No che non potevo!!
Io amo i "7 RE DI ROMA"
tutti raccontati da Gigi Proietti
e con la Regia di Pietro Garinei
e le musiche di Nicola Piovani.
Vi lascio in compagnia di Tullo Ostilio...


mercoledì 2 ottobre 2013

Mercurio- Organomercuriali- enzimi di detossificazione e MerR


Avevamo già parlato del mercurio nel post sulla sindrome del cappellaio matto...tuttavia questo elemento necessita di un post tutto suo per spiegare con più precisione cosa avviene quando il mercurio è nelle cellule.
Il mercurio è tossico per la sua alta affinità per i gruppi -SH, che sono tipicamente il terminale della catena laterale di un amminoacido chiamato Cisteina.
Inoltre in sua presenza è possibile che si formino delle specie ancora più tossiche del Hg(II)  e cioè gli organomercuriali. 
Il sistema batterico utilizza due diversi enzimi per detossificarsi da tali specie:

Organo mercurial-lisasi : RHgX + H++ X-  → RH + HgX2

Hg(II)-reduttasi : Hg(SR)2 + NADPH + H+ → NADP++ Hg + 2RSH

Inoltre vi è la collaborazione di un operone
(cioè un insieme di geni che lavorano in maniera assolutamente correlata: da un gene operatore, geni strutturali e un repressore).

L'operone include la codifica di proteineche sono leganti periplasmatici (cioè extracellulari) e proteine di trasporto di membrana per quest'ultimi .
L'operone include anche una proteina regolatrice di trascrizione MerR, che controlla la trascrizione dei geni della detossificazione del Hg.
Essa funziona come un sensore del Hg intracellulare ed è una proteina dimera DNA-legante.
Si lega ad uno specifico sito del DNA in funzione della concentrazione di mercurio.
in assenza di Hg legato
il MerR reprime la trascrizione dei geni,
in presenza di Hg l'attiva.


Il legame del Hg alla proteina produce uno srotolamento del dna di 33°.
Quindi l'Hg agisce sul complesso MerR-DNA e regola l'abilità dell'RNA polimerasi di iniziare la trascrizione.
Ogni ione Hg è legato a tre tiolati, il legame all'interfaccia della subunità induce n cambiamento nella conformazione del dimero che è trasmesso al DNA.



sabato 28 settembre 2013

Cromo


Il cromo è un elemento molto interessante.

Lo ione Cromato CrO42-  è quello che viene ritenuto cancerogeno per eccellenza.
Viene trasportato nelle cellule da un sistema di trasporto anionico.
Nel citoplasma reagisce con un tripeptide intracellulare (il glutatione GSH)
che contiene un gruppo cistenil sulfidrilico.

Nella reazione che lo lega al GSH il Cromato subisce una riduzione: da Cr(VI) a Cr(IV).

Il legame con il DNA e la riduzione finale a Cr(III)
sono gli stadi successivi nell'azione cancerogena di questo metallo.
La cosa interessante è che né il Cr(II) né il Cr(III) sono ritenuti cancerogeni
malgrado sia proprio il Cr (III) a legarsi al Dna , perché come tale non può enrare nelle cellule!!
Se ne deduce che il trasposto facilitato è un importante meccanismo
che può influenzare la tossicità.


venerdì 28 giugno 2013

Indice terapeutico e margine di sicurezza


Per veleno s’intende un farmaco o una sostanza che si può comportare come tossico fino a causare la morte in un soggetto sano o ammalato.

Tutti i farmaci sono veleni;
 ciò che li differenzia è la dose utilizzata.
Prima di commercializzare un farmaco è necessario valutare l’indice terapeutico (IT) dato dal rapporto tra dose letale 50 (DL50) e la dose efficace 50 (DE50):

  IT = DL50 / DE50.

La DL50 è quella dose che somministrata in un lotto di animali statisticamente significativo come numero porta alla morte del 50% della popolazione.


Se i valori fossero stati rispettivamente 1000 e 5, l’IT sarebbe 200 e quindi bisognerebbe aumentare di 200 volte la dose efficace prima di raggiungere la dose che porterebbe a morte.
Se l’IT = 1, la sostanza è veleno in quanto dose efficace e dose letale coincidono.
Se l’IT = 10, la sostanza può causare qualche reazione avversa che però è sopportabile.
Se l’IT = 1000, il farmaco non desta preoccupazioni.
In conclusione, sono migliori i farmaci ad alto indice terapeutico.
Tra questi ci sono gli antibiotici, mentre i glucosidi cardiaci sono a basso IT.

Soprattutto per i farmaci a basso IT, come la digitale (IT = 3), è importante considerare se i meccanismi di metabolizzazione ed eliminazione sono efficienti. In condizioni normali, infatti, l’andamento della concentrazione di un farmaco è ondulatorio: man mano che passa il tempo dalla somministrazione, questa scende fino ad un certo punto quando, somministrata un’altra dose di farmaco, ricomincia a risalire.

Se i sistemi di metabolizzazione ed eliminazione non sono efficienti, come succede facilmente negli anziani, in seguito a ripetute somministrazioni di farmaco, la concentrazione dello stesso tende ad aumentare e così, se si è di fronte ad un farmaco con IT basso, facilmente potrà essere raggiunta la dose letale o comunque una dose che determinerà reazioni avverse.


Nel caso della digitale, si avrà polso bigemino
 (aritmia caratterizzata dall’alternanza costante di una sistole con un’extrasistole), vomito, fino alla morte.
Per questi motivi, nel caso di somministrazione di farmaci poco maneggevoli è utile eseguire il monitoraggio terapeutico che consiste nel controllare giorno per giorno la quantità di sostanza presente nel sangue e di somministrare una nuova dose solo in caso sia avvenuta una riduzione della concentrazione ematica della dose precedente.
Questo tipo di monitoraggio è eseguito, per esempio, quando si somministrano antineoplastici (farmaci particolari dato che, nonostante la loro tossicità, devono essere somministrati a dosi le più alte possibili).

Il farmaco che a minor quantità di dose raggiungerà prima uno stesso effetto è il più potente.
Per efficacia, invece, s’intende il farmaco che riesce a raggiungere la maggior quantità d'effetto. Ad esempio, l'aspirina è usata per dolori non troppo importanti;
la morfina invece ha un’intensità d’effetto con un indice terapeutico diverso da quello dell'aspirina.
Se si usa l'aspirina, pur aumentando il dosaggio non si arriverà mai all'intensità dell'effetto della morfina.



venerdì 1 febbraio 2013

Mercurio Hg e la Sindrome del Cappellaio Matto!

Sindrome del cappellaio matto! 


Dopo l’introduzione del mercurio nella manifattura dei cappelli nel XVII e XVIII secolo, l’avvelenamento da mercurio divenne estremamente comune
tra i cappellai dell’Inghilterra Vittoriana;


una soluzione contenente mercurio era infatti comunemente usata nel processo di trasformazione della pelliccia in feltro che, anche a causa della cattiva ventilazione dei locali dell’epoca, era accidentalmente inalata come vapore tossico dai poveri cappellai inconsapevoli.




La sintomatologia era all’epoca conosciuta come la Sindrome del Cappellaio Matto: 
l’esposizione cronica al mercurio portava alla morte.


Possiamo immaginare perfettamente cosa Lewis Carrol avesse
 in mente creando il personaggio del Cappellaio Matto in
 ”Alice nel Paese delle Meraviglie” nel 1865!…



I vapori di mercurio e l'uso dei cappelli causavano: 
confusione mentale,tremore, perdita di coordinazione, di denti e di memoria;
disturbi comportamentali, quali eccessiva timidezza, diffidenza,
vergogna, perdita di autostima, ansietà.

In generale provocavano un significativo disturbo comportamentale!






Nel 1990, la Interaction Consulting & Enterprise, un'azienda di consulenza sulle ipersensibilità, ha compilato il seguente elenco di sintomi collegati all'esposizione al mercurio 


(dal sito Earthtym website) 

Tosse, infiammazione gengivale, perdita dei denti, emicranie, irritabilità, disturbi renali, stanchezza, spossatezza, visione "a tunnel", perdita di appetito, vomito, sapore metallico, rash cutanei, dermatiti, difficoltà di respirazione, bronchite, dolore al petto, fiato corto, tremore, perdita di coordinazione, insonnia, perdita di visione periferica, scoloritura dell'iride, depressione fisica ed emozionale, diminuizione della libido, perdita di memoria, mal di stomaco, capacità mentali ridotte.